La presenza in Italia è concentrata in Campania soprattutto nella provincia di Napoli e Caserta e al Nord nel Milanese dove sembra trovarsi l’origine del cognome.
Anche nella versione singolare Invitto il cognome è molto raro con una presenza in Italia di 24 persone con due ceppi principali in Puglia e Campania.
Gli Invitti si potrebbero tranquillamente identificare con il termine gli indomabili.
Il Cognome Invitti, (singolare Invitto) infatti deriva dal latino invictus, composto da “in” che sta per “non” e” victus” che significa ‘vinto’, participio passato del verbo vìncere con la valenza di “mai vinto-non sconfitto-indomito” È un aggettivo quindi che indica una grande forza d’animo tale da non piegarsi alle avversità.
Un termine analogo ad invincibile da cui si distingue però per la sua intrinseca caratteristica di rimarcare l’idea di una “sconfitta mai avvenuta”. Un invincibile quindi perenne, che non può crollare , piegarsi a nessuna umiliazione o resa. Per questa pecularietà s’identifica con la resilienza attribuito a persone incapaci di arrendersi o cedere a nessun tipo di sconfitta e che mantengono sempre la loro superiorità.
Praticamente il termine indica qualcuno o qualcosa che non ha mai subito sconfitte, spesso usato in contesti letterari o epici per descrivere guerrieri o condottieri indomiti e vittoriosi. Utilizzato quindi da molti imperatori e condottieri romani come attribuzione spesso divina.
Nel contesto il nome acquista quindi grande valenza spirituale quasi per sottolineare caratteristiche ricevute per volontà di Divinità per cui eccezzionali, al di sopra della umana condizione di fragilità.
Come si sa per il popolo romano le innumerevoli conquiste, le straordinare battaglie vinte erano solo la testimonianza del culto della disciplina, un concetto che per i Romani oltrepassava la sua natura per elevarsi a vera e propria virtù sacrale, ad una sorta di fede collettiva che non veniva mai meno. Per questo il termine Invictus si estese all’esercito stesso nello stesso senso di “mai battuto”
Questa idea fondamentale nella concezione romana culminava con il culto del “Sol Invictus” che rappresentava l’idea della forza inarrestabile dell’esercito romano e dell’impero, era infatti rappresentato da un giovane radioso alla guida del carro solare.
Fu l’imperatore Eliogabalo noto come l’imperatore Marco Aurelio Antonino (regno 218-222 d.C.) che tentò di imporre a Roma il culto siriano della Divinità solare (o El-Gabal), originario di Emesa. Egli cercò di elevare questa divinità solare al di sopra di Giove e del tradizionale pantheon romano. Però questa sua volontà gli provocò vaste critiche e risentimenti con la conseguenza della nascita di forti tensioni politiche e religiose.
Il culto del “Sol Invictus” (“Sole Invitto” o “Sole mai sconfitto”) venne ufficializzato da Aureliano nel 274 d.C. per consolidare l’unità politica e religiosa nella figura dell’Imperatore cercando di uniformare varie tradizioni religiose basate sul culto del Sole orientali, siriane e romane (Mitra, Apollo ed Elios). Era il simbolo della vittoria della luce sulle tenebre, la rinascita, la celebrazione della potenza dell’imperatore e della durata illimitata dello Stato sotto la sua guida.
Uno dei ceppi più importanti è rappresentato dagli Invitti di origine lombarda, una nobile casata di origine milanese, trasferitasi nel napoletano nel XIV secolo. Ottenne feudi e titoli importanti, tra cui Marchese di Prata (1694), Duca di Roccavecchia (1707) e Principe di Conca (1727), consolidando la propria posizione in tutto il Regno di Napoli.
Un altra famiglia Invitti molto nota e molto considerata nella sua attività di produzione di liquori e soprattutto grappa è quella che ha sede in Valtellina.
Il cognome Invitti insieme ad Invitto pur avendo una bassa diffusione è portatore quindi di una ricchezza storico-culturale di grande spessore e fascino. Con le sue rafici etimologicne in Invictus ha segnato una notevole parte nell’epoca romana ed italiana con un costante fascino che ne ha consentito la tramandazione sino al periodo storico attuale.
