Il termine può nel contesto identificare delle persone “rozze” dal carattere piuttosto aspro e scostante, e dal comportamento generalmente poco accattivante e socievole, insomma uno che “sbruffa”. Infatti potrebbe avere un collegamento con la radice di “Bruzzo” o “Bruzzato” che sottolinea appunto il concetto di ruvidezza, di bruciatura e di colore scuro legate a quelle caratteristiche fisiche e comportamentali dei capostipiti. Come già accennato l’aggiunta della “S” davanti ha una valenza rafforzativa non proprio positiva.
Questa radice rimanda a livello popolare a concetti come “rozzo”, “ruvido”, “bruto” o a qualcosa di scuro e bruciato. Infatti nel significato antico bruzzo (o bruzzolo), la indica il crepuscolo della sera o del mattino, come nell’espressione sul far del bruzzo, cioè sul fare della sera. C’è quindi un legame sulla luce in generale e sul suo accendersi e spegnersi.
Gli studiosi non scartano la possibilità di un riferimento ai Bruzi, un antico popolo che abitava la Calabria che altri scartano per la presenza del cognome solo nell’Italia settentrionale. Il nome “Bruzzo” è di origine germanica, derivato da “Brutius” o “Brutz”, con un legame al termine “brut”, che significa “corazza” o “armatura”. Quindi, il significato del nome potrebbe essere considerato come “colui che indossa l’armatura” o “protettore”.
Il nome si è diffuso principalmente nel Medioevo, soprattutto in alcune regioni dell’Italia centrale e meridionale. Ma anche in questo caso i limiti geografici della presenza nella penisola (solo in tre regioni) condizionano a priori il valore dell’ipotesi.
Alcuni esperti ritengono possibile un legame con la tradizione gastronomica del Piemonte e della Liguria, dove il Bruss (chiamato anche bross, bruz o bruzzu) è un famoso prodotto caserario derivato del latte tipico delle Langhe e del Monferrato, caratterizzato dalla sua consistenza cremosa, un formaggio spalmabile dal sapore estremamente intenso e piccante.
La seconda ipotesi lo vede come toponimo con la derivazione da un antico nome locale o da un termine del dialetto friulano/veneto legato a un elemento specifico del territorio, come un corso d’acqua, un tipo particolare di terreno o di vegetazione ed anche a qualche attività a contatto con l’acqua tipo quella di un mugnaio
Condivide la stessa radice di parole come sprizzare e sprazzare, legate all’idea di emettere un liquido in minuscole gocce o schizzi. La forma stessa del suono riproduce l’atto repentino del liquido che zampilla.
Probabile un collegamento col verbo “sbuffare” nel suo significato di fare fatica, di arrivare trafelato, tipico nel contesto il gesto di emettere il fiato con le labbra socchiuse e le gote gonfie che indica direttamente la reazione fisica naturale del corpo sotto sforzo o stress respiratorio ed anche di manifestazione di collera, noia ed impazienza.
