
Sul progetto di contenimento del fiume Bormida a Bubbio nella zona che comprende la regione Giarone con annessa la realtà industriale della ditta S.P.A. Val Bormida allo scopo di non dover rivivere esperienze tragiche tipo quella dell’alluvione del 1994 avevo già espresso i miei dubbi e le mie remore in altri precedenti articoli.
Bubbio (AT) era e sottolineo era uno dei più suggestivi ed ameni villaggi dell’intera Valle Bormida(prima ovviamente), dove sono nato, dove era nato mio padre e mio nonno prima di lui.
Venite a vedere, venite a vedere la penosa trasformazione a cui si è condannato col beneplacito di tutti il nostro piccolo(1000 abitanti) villaggio ma, ripeto prima, stupendo gioellino della valle. Invito rivolto a tutti e soprattutto alla tutela ambientale che non so come abbia potuto consentire, senza battere ciglio, una simile rovina.
La motivazione del lavoro dovrebbe essere quella della protezione delle abitazioni presenti in Reg. Giarone da altre eventuali innondazioni del fiume Bormida tipo quella tremenda del 1994 ma la motivazione più forte che ha fatto da vera e propria molla propulsiva è la salvaguardia della Fabbrica S.P.A. Val Bormida situata proprio a ridosso del corso d’acqua.
Diciamo che di per sè queste motivazioni sarebbero più che valide e necessarie, proteggere i cittadini dagli ovvi rischi connessi ad un alluvione e dalle comunque pesanti conseguenze di un evento del genere è ovviamente esigenza prioritaria ed impriscendibile.
Ma io sto ancora vivendo una grande sofferenza emotiva che nasce da una leggitima domanda (che non mi faccio solo io) : possibile che non ci fosse qualche altra alternativa per evitare questa dolorosa distruzione.
Soprattutto quando si arriva a Bubbio da Acqui Terme lo spettacolo che si presenta percorrendo il tratto di rettilineo che costeggia il fiume, in primis nei pressi della già citata realtà industriale, per uno che come me ha vissuto con amore viscerale la bellezza del paese è a dir poco sconvolgente.
Bisogna infatti sottolineare che solo quelli che sono nati e che hanno vissuto in loco, che ci hanno giocato,che ci sono cresciuti possono vivere lo sconforto ed il dolore che comporta un simile vilipendio ambietale. Quelli che arrivano da fuori, se attenti e sensibili osservatori, possono indovinare al volo il deturpamento commesso ma ovviamente non possono sicuramente vivere quella intrinseca sofferenza che viviamo noi paesani.
Ma l’anomalia dissonante è stata quella già accennata dell’assenza di un effettiva tutela ambientale. Possibile che il discorso del turismo con tutta quella costante promozione pubblicitaria a livello regionale e sostenuta necessità d’incentivazione non abbia avuto un peso sulle decisioni.
Bisogna anche sottineare che il paese di Bubbio è confinante con un territorio inserito nel Patrimonio Unesco con tutto quello che ovviamente comporta. Nel contesto le due realtà sono così,fra di loro, stridenti e agli antipodi da apparire subito come strane ed incongruenti.
Possibile che non si sia considerata e vagliata con molta attenzione ed un pò di umana sensibilità qualche soluzione alternativa tipo quella di abbassare il fondo del fiume o perlomeno, visto che gli studi fatti lo hanno escluso per via di fanghi altamente inquinati, abbassare l’argine della sponda opposta creando degli appositi bacini di espanzione e magari modificare in certi punti l’alveo del fiume per favorirne lo scorrimento.
Io parlo, nel contesto, contro il mio stesso interesse visto che mia moglie possiede proprio in questi punti nevralgici un appezzamento di nocciole che sarebbe stato, per un motivo o l’altro, sacrificato ma credo proprio che oltre ad un sicuro risparmio sarebbe stato un lavoro più semplice e fattibile.
Per onor del vero devo comunque confessare che io parlo da profano per cui l’operazione che io vedo semplice presentava magari difficoltà insormontabili.
Bene, ammessa ma non concessa che questa possibilità fosse irrealizzabile, mi pare perlomeno strano che non esistesse qualche altra alternativa che evitasse appunto un intervento cosi pesante e “impossibile da accettare in quanto ha davvero comportato un vero e proprio danno ambientale che fa davvero male al cuore.
Ancora di più sorprende la totale mancanza di anche solo un minimo di protesta e relativa rimostrazione da parte degli abitanti stessi della zona che hanno accettato senza alcuna riserva i lavori. Solo a livello totalmente privato ed in modo molto confuso si sono sentiti non pochi commenti di disapprovazione e condanna dell’intera opera ma nulla di più, nessuna effettiva presa di posizione.
D’altronde io non so ma non credo proprio che il nostro sindaco abbia fatto fuoco e fiamme nel ripeto “umano” tentativo di cercare appunto una soluzione alternativa con le giuste segnalazioni per non parlare di rimostranze agli organi competenti anche perchè da anni “pressato” dalla S.p.a. Valbormida.
Devo comunque per onestà e corretteza ribadire che le mie sono le considerazioni di un esperto che come tale non può arrogarsi di conoscenze in materia che non possiede.
Le mie considerazioni nascono come già affermato soprattutto da un personale stato d’animo che magari hanno fatto sorridere con condicescenza qualsiasi esperto nel settore.
Anche solo per non vivere in ansia sugli imprevedibili ed inquientanti sviluppi di quest nostra società improntata sul culto della ricchezza e del potere devo e voglio fidarmi dei progettisti incaricati del lavoro e della loro competenza, serietà ed impegno professionale. Voglio anche sperare che sia stata loro premura vagliare tutte le possibili soluzioni del caso.
Mi scuso quindi a priori di questo mio intimo sfogo con i vari competenti e con gli enti che ne hanno deciso la fattibiltà ma non posso assolutamente prescindere dal dolore provato che ovviamente perdurerà nel tempo e che lascia nello spirito quel sentore di cui ho parlato all’inizio di assurdità ed ineluttabilità accompagnate purtroppo da uno strano silenzio, da mancanza quasi totale di informazione specifica e scarsissimo coinvolgimento dei paesani direttamente interessati. Praticamente come recita un espressione arci nota, tutto quanto ha lasciato “l’amaro in bocca”.
Comunque, per concludere, questo è solo un esempio classico di questa nuova società che sta perdendo, con una rapidità inquietante, i valori fondanti e sacri dell’intera umanità. Siamo già automi un pò allucinati. Al punto che siamo e lo dico con grande rammarico ben venga il governo dell’IA.

