Ci sono circa 1480 famiglie Cervi in Italia. (Sito Cognomix.it).
- 554 Emilia Rom. 474 Lombardia 188 Veneto 113 Lazio 46 Piemonte 41 Liguria 19 Toscana 12 Friuli V.G. 6 Umbria 6 Trentino A.A. 6 Puglia 4 Marche 4 Campania 2 Sardegna 1 Valle d’Aosta 1 Abruzzo 1 Sicilia 1 Calabria 1 Basilicata
Dovrebbe derivare dal nome latino Cervus, italiano cervo, animale, usato per specificare alcune qualità o un legame particolare con caccia e pastorizia; dal sanscrito ker, “testa”, e dal greco kéros, “corno”.
Del resto la parte del cervo che più ha influenzato la nostra lingua è proprio la testa, soprattutto le corna (che in realtà non sono vere corna ma palchi, in quanto cadono e ricrescono ogni anno). Cervo significa infatti letteralmente “cornuto”, per questo ha la stessa radice etimologica di “cervice” e “cervello”. Infatti la radice di base è la proto-indoeuropea “ker-“, che significa “una struttura che sporge”.
In alcuni ceppi ebraici è l’italianizzazione del nome Hirsch o Tzeví .In alcuni casi può essere la resa in italiano di “Hirshic” cognome di ebrei di origine germanica e di nomi ebraici simili come ad esempio Tzeví.
Un’altra ipotesi sempre legata al concetto delle corna è che abbia una valenza canzonatoria oppure che sia un aferesi del nome Acerbo con la perdita della prima sillaba.
Il cognome Cervi, diffuso principalmente nel nord Italia, nacque in epoca medioevale. Deriva dal nome proprio di persona “Cervo”. Si tratta di un esempio di cognome toponomastico, cioè derivante da nomi usati come specifica identificazione di specie animali, nel nostro caso appunto il cervo. Il termine nell’onomastica antica era un simbolo di virilità e fierezza, attributi tipici del cervo nella cultura popolare.
Il collegamento sta nella simbologia che nel Medioevo era associata al cervo. Quell’animale, già stimato dalle popolazioni celtiche che lo consideravano “il re della foresta”, assunse pian piano delle valenze spirituali che lo resero uno degli animali cristologici per eccellenza.
Il cervo infatti è da millenni un simbolo universale di rinascita, forza, connessione con la natura, nobiltà e crescita spirituale. Grazie alla sua agilità e al palco (le corna) che cade e ricresce ogni anno, incarna il ciclo continuo della vita, la crescita personale e il rinnovamento.
La caduta e la successiva ricrescita delle corna (palchi) in primavera venivano viste come un’allegoria della Resurrezione di Cristo e della rinascita spirituale del fedele.
Nei Salmi la «cerva assetata che anela ai corsi d’acqua» (cfr. Sal 42,2-3; 63,2) diventa metafora del credente nella sua ricerca di Dio, che considera fonte della sua vita. L’immagine della cerva in cerca dell’acqua si ritrova nelle arti iconografiche incise nel fonte battesimale.
Inoltre, nell’antichità, si credeva che il cervo fosse un accanito cacciatore di serpenti che, come sappiamo, sono il simbolo del demonio e delle sue tentazioni, che stanava e uccideva, rappresentando così il trionfo di Cristo sul male. Grazie alla sua naturale maestosità e al ciclo delle sue corna (che cadono e ricrescono ogni anno), è considerato in molte culture un messaggero divino e un portatore di luce.
Alcuni studiosi ritengono che il cognome “Cervi” possa derivare dal latino “servus,” che significa “servo” o “schiavo.” In epoca romana, in origine”servus” indicava una persona in condizione di servitù,ma, col passare dei secoli il termine ha assunto una valenza riconosciuta e valorizzata legata alla fedeltà e alla dedizione. Il cognome Cervi potrebbe quindi aver avuto origine come soprannome per una persona devota al proprio signore.
Altre possibili derivazioni possono provenire da toponimi legati alla presenza di cervi in determinate zone. Tra i cognomi associati si possono trovare Cervetto, Cervini, Cervone.
Una famiglia illustre: Antica e nobile famiglia, originaria di Cremona che, dal 1148 al 1431, dette alla patria cinque comandanti di decuria. Nei secoli i Cervi si diffusero prima in Emilia e, successivamente, in diverse regioni d’Italia. Tale cognominizzazione, antichissima, dovrebbe derivare dal cognomen latino “Cervius”, che si ritrova ad esempio in un’antica lapide romana: “Q(uintus) Cervius Q(uinti) l(ibertus) Fidelis v(ivus) f(ecit) sib(i)”.
